Basta! Io non sono la mia malattia

Basta! Io non sono la mia malattia

Ho provato a raccontare la mia esperienza personale affrontando alcune tematiche legate al concetto di DIVERSITÀ e alla impropria costante associazione OMOSESSUALITÀ-AIDS.
Ho narrato la mia devastante scoperta della malattia, riflettendo sull’operato di quel personale sanitario saturo di preconcetti e privo di reale professionalità assistenziale.
Questo bizzarro progetto, realizzato senza alcuna ambizione letteraria, vuole essere un’estensione dell’arduo lavoro di coloro che, da molti anni, cercano di abbattere i muri eretti dall’opinione pubblica e dal bigottismo, capaci di mietere più vittime dello stesso virus.
Vuole essere un modo indiretto per esprimere la mia riconoscenza a chi mi è stato vicino, offrendomi conforto, sostegno, protezione, smorzando paure ed ansie durante nottate insonni o durante l’attesa del referto degli esami medici effettuati.
Vuole essere un’occasione per mostrare una “grigia” situazione di malattia , compresi gli eventi ad essa collegati, attraverso un’insolita lente colorata, utilizzando cioè una diversa ma sincera chiave interpretativa.
Vuole essere un modo per continuare a parlare di una tematica conosciuta ma troppo spesso messa da parte perché capace di spaventare, di disorientare o di richiedere una coraggiosa presa di posizione.
Vuole essere l’espressione di una immensa gratitudine per chi ha saputo strapparmi un sorriso o per chi è stato addirittura capace di farmi ridere di gusto, benché fossi febbricitante e privo di energie.
Quando si soffre, i momenti di leggerezza e di allegria sono incredibilmente terapeutici e possono perfino produrre piccoli miracoli.
Proprio così! Tra una battuta divertente ed una risata imprevista ma irrefrenabile, può nascere la voglia di reagire, di ricominciare a fare programmi, di provare ad uscire da quell’abisso di sconforto che la malattia può dare.
Vuole essere un invito alla prevenzione, alla tutela della persona e della sua dignità, uno stimolo alla condivisione ed al rispetto di ciò che non si conosce o che si vuole ignorare.
È pura crudeltà trattarci come bestiame da rinchiudere in un recinto di ipocrisia; è disumano LIMITARSI a inserirci in un routinario e standardizzato iter terapeutico nella speranza di debellare l’infezione entro una data non così lontana.
Dunque, ho detto e voglio continuare a dire “BASTA”!
Mi piacerebbe che potesse far sentire meno sole quante più persone possibili e che stimolasse una profonda riflessione sull’importanza della comunicazione nei percorsi di cura.