Colloquio con Federico Faggin sulla direzione che ha preso il mondo. E non solo.


Tutto è iniziato da un semplice granello di sabbia, certo non annoverabile tra le cosiddette «terre rare». Dai microprocessori dei computer, ai magneti motori elettrici, grandi o piccoli. Nel contenderseli oggi si muovono gli Stati, ai più alti livelli, e in assetto di guerra. Il cuore e il cervello della tecnologia si trovano in un piccolo materiale isolante, l’ossido di silicio, «il migliore che esista in natura», ricavato dalla sabbia, lo stesso che dà il nome alla regione della California dove proliferano aziende high tech. A dirlo è l’inventore del microprocessore, Federico Faggin, 85 anni, che recentemente ha tenuto una conferenza all’Istituto Aldini Valeriani di Bologna davanti a 400 studenti di quarta e quinta superiore, in cui non si sentiva volare una mosca. Lo abbiamo incontrato a margine dell'evento. Ha parlato per due ore e mezza a braccio, senza sedersi, con una verve ammirevole. I suoi collaboratori affermano che, solo lo scorso anno, ha tenuto 250 incontri pubblici nell’arco di otto mesi, in Italia e all’estero.

Federico Faggin, invitato a Bologna da Eppi, Ente previdenziale periti industriali.

 


Di lui Bill Gates disse una frase rimasta negli annali: «Senza il lavoro di Federico Faggin, la Silicon Valley sarebbe solo una valle qualsiasi». 
In effetti, quando nel 1968 si trasferì in California, dopo una prima esperienza lavorativa alla Olivetti e una laurea in fisica, c’erano perlopiù frutteti di albicocche e prugne. Oggi il PIL della sola Silicon Valley è salito a oltre 900 miliardi di dollari, come quello dei Paesi Bassi o della Turchia. I colossi dell’informatica si concentrano lì e, in larga parte, ruotano attorno alle invenzioni di Faggin, nato a Vicenza, sia quelle nate dalle aziende per le quali lavorava, sia quelle che fondò di propria iniziativa. Il microprocessore 8080, precursore della famiglia dei circuiti integrati 8086 e architettura tuttora alla base della maggior parte dei PC, o il touchpad e il touchscreen come li conosciamo oggi, sono tra le sue creature. Oggi il focus delle sue ricerche è tutto sulla coscienza, fisica quantistica e l’interazione uomo-macchina, il campo e la sua influenza, ma non tralascia uno sguardo attento sulle questioni che scuotono in pianeta. 
«Senza i cristalli semiconduttori– dettaglia Faggin – non avremmo transistor ad altissima frequenza, indispensabili all’elettronica. Si tratta di strutture estremamente regolari, dotate di proprietà a metà tra la fisica quantistica e quella classica». E forse, chissà, non saremmo neppure in grado di riflettere su noi stessi, come accade quando si parla d’identità: «Qual è la differenza tra l’essere umano e un corpo umano? Il corpo è come un’onda del mare, l’essere è il mare. Lo stesso vale per un elettrone, che è uno stato eccitato del campo degli elettroni. L’elettrone è come un’onda del mare e il campo è come il mare. L’elettrone va e viene, il campo invece rimane». Ma andiamo con ordine.

Dott. Faggin, cosa prova nel vedere le sue invenzioni, come i microprocessori, oggi prede ambite di superpotenze? 

Penso alla fisica quantistica. Senza i cristalli semiconduttori, con le loro proprietà quantistiche, non avremmo gli attuali computer. Ma la fisica quantistica resta una teoria matematica. Con l’enorme vantaggio però che punta il dito sulla coscienza. Lì ci sarebbe ancora molto da scoprire se solo affermassimo il paradigma: coscienza-macchina, osservatore-osservato. Quest’ordine non è casuale.

E cioè?

La coscienza non muore con il corpo. La macchina non sarà mai cosciente. Ma tanto per cominciare potremmo avere computer più efficienti e veloci. E sarebbe un grosso risparmio. Cambierebbe tutto perché la coscienza porta con sé il libero arbitrio, un fenomeno che ci distingue dalla materia. Quest’ultima è soggetta al decadimento e alla morte. la coscienza e il libero arbitrio no. Dunque tutto lascia supporre che la morte non abbia presa sulla coscienza. Se la morte non ci appartiene e riguarda solo i nostri corpi, una nuova realtà sarebbe basata sulla cooperazione anziché sulla competizione, sull’essere piuttosto che sull’avere. Non mi pare poco.

Sono temi che hanno arrovellato generazioni di filosofi. Tuttavia chi li solleva viene spesso accostato alla new age, quasi si trattasse di astrologia o magia. Umberto Eco diceva: “Il problema di oggi non è credere o meno in Dio, ma credere a tutto”. Non le pare?

È vero. Personalmente non credo alla superstizione né all’astrologia. Il punto, però, è che sia la scienza sia la religione hanno i loro dogmi. Per molto tempo abbiamo pensato che solo la religione ne avesse. Anche la scienza ne ha. Si chiama scientismo o anche materialismo. Dovremmo piuttosto osservare e pensare con la nostra testa. Le autorità hanno fallito in entrambi i casi, nella scienza e nella religione.

Parliamo di quei risparmi a cui accennava. Si parla spesso di quanto sia energivora l’intelligenza artificiale. A volte sembra però di leggere scenari catastrofici ed è difficile stabilire se plausibili o meno, come nel consumo di acqua o di elettricità per alimentare i supercomputer. Quanto c’è di vero in tali scenari?

Nella fase attuale l’Ai è energivora, è vero. Però in futuro si possono trovare metodi migliori per costruirla e impiegare un po’ più di tempo nella ricerca. Siccome oggi si è innescata una corsa all’oro tra giganti, Usa e Cina ad esempio, ecco che questi megacomputer sono stati progettati in tempi record, trascurando l’aspetto dei consumi energetici. Un data center per addestrare Ai consuma più di un gigawatt di potenza, i consumi di una città come Milano. Prima o poi la natura ci chiederà il conto. Anzi, gli effetti li vediamo già con il cambiamento climatico. Non si può negare.

Un aiuto potrebbe arrivare dai computer quantistici, il Quantive Machine Learning?

Il computer quantistico non fa niente di più del computer classico. In alcuni casi lo fa molto più velocemente. E questo lo rende certamente utile. Ma è in gioco l’algoritmo più potente mai scoperto, quello in grado di fare la decription, cioè decriptare file criptati. Siccome i governi sono noti per essere spioni tra loro ecco che investono miliardi per sviluppare un computer quantistico. Guarda un po’ dove va il mondo...

Mi è sembrato però possibilista. La ricerca risolverà gli attuali problemi?

Assolutamente sì. Abbiamo calcolato che un megacomputer che consuma cento volte di meno rispetto a quelli odierni potrebbe mettere in ordine i conti dei consumi energetici. E ci sono buone possibilità nella progettazione di tali macchine.

Si parla spesso di terre rare. La domanda di minerali e metalli aumenterà del 500 per cento da qui al 2050. Come andrà a finire?

Andrà a finire come sono finite in passato le guerre commerciali. Il termine “terre rare” inganna perché ce ne sono finché se ne vuole, come il silicio che deriva dalla sabbia. In alcuni casi necessitano di un processo estrattivo. Ma si dicono rare perché quando furono scoperte erano rare. Era un lavoro sporco e lo lasciammo fare ai cinesi, ora ci lamentiamo perché ci hanno superati. Tra l’altro di queste terre rare si pensa che l’applicazione fondamentale siano i microchip. Sbagliato. L’applicazione fondamentale è nei magneti, alla base dei motori elettrici, che sono anche nei frullatori da cucina. È ora di smetterla di guardare le cose in modo predatorio.

E chi è il predatore?

Sono le aziende che competono senza scrupoli con altre, sono i governi, ecc., e usano la disinformazione. Guardiamo l’America di oggi. Non dice mai bugie Trump?

Sono d’accordo. Ma mi dica, è un caso che Israele sia un grande produttore di microprocessori?

Certamente no.